Mi sembra che la situazione italiana non abbia paragone nel mondo: la definirei kafkiana, con l’impossibilità crescente di distinguere il reale dall’irreale.

Ognuno di noi porta avanti la propria giornata come meglio può, e i problemi da superare ogni giorno sono così pressanti da non lasciare spazio alla Politica, cioè alla partecipazione sociale e civile di tutti e di ciascuno.

 

 

A che punto stiamo arrivando?

Ho scovato in rete un testo attribuito a Noam Chomsky (definito come “neurolinguista”, cosa che non mi pare sia vera), che elenca le dieci strategie utilizzate (da chi?) per “drogare le nostre menti”:

1 – La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca se stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.

Pur condividendo lo spirito del testo, mi lascia sempre un po’ perplessa l’idea di una sorta di regia occulta che gestisce le masse in funzione di un proprio segreto tornaconto. Lo stesso sito, nel settembre 2010, pubblicava lo stesso articolo con un altro titolo, e in questo caso indicava la fonte (in italiano, qui).

Un omaggio a Rino Gaetano per aprire un post che dedico a tutte quelle piccole cose che ormai sembrano aver preso tanto piede da non poter più essere eliminate, ma che mi danno un fastidio profondo.

In cima alla mia lista di cose insopportabili c’è sicuramente la lingua italiana assassinata, con tutti gli errori come “affianco” invece di “a fianco“, “centra” invece di “c’entra“, per non contare gli apostrofi messi a casaccio e le infinite variazioni sulle coniugazioni dei verbi, gli accenti, i vari “la“, “l’ha“, “” che per molti rimangono oscure varianti grafiche di uno stesso suono o una simpatica musichetta per bambini. Sull’uso della punteggiatura non oso nemmeno addentrarmi.

Al secondo posto di questa lista ci sono i giornalisti che non fanno le domande e che accettano le non risposte. A pari merito colloco i giornalisti televisivi che pronunciano un inglese pessimo, mettono gli accenti a caso (ho visto servizi in cui è stato detto Bàrack Obama e anche Baràck Obama, così come viene viene), leggono malissimo, non conoscono la punteggiatura e quindi collegano le parole in modo incomprensibile, prolungano le lettere finali come se ciò rappresentasse un’eleganza della dizione e trascinano frasi e parole, nell’identica convinzione che ciò sia indice di professionalità avanzata.

Al terzo posto metto la maleducazione. Che si manifesti attraverso una mail in cui non compare nemmeno l’ombra di un saluto, attraverso l’auto parcheggiata in doppia fila, attraverso l’entrare in un ufficio giusto perchè la porta è aperta, o in uno qualunque dei tanti modi che la gente riesce a trovare per manifestare maleducazione, non fa differenza. Mi sembra che si diffonda l’idea che gli altri non vanno rispettati se non sono tuoi parenti stretti (e forse nemmeno in questo caso), ma che debbano essere usati: e se ciò fosse vero, ci sarebbero implicazioni gravissime.

Comunque, non li sopporto più.


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Riporto il video del monologo che Ascanio Celestini ha recitato durante la trasmissione “Parla con me”, condotta da Serena Dandini, il 6 maggio scorso.

Berlusconi si è subito preoccupato:

Come al solito – è stato il ragionamento del Cavaliere secondo quanto riferito da alcuni presenti – una trasmissione pagata con i soldi pubblici si diletta nell’avere come unico bersaglio il governo e si diverte ad aggredirlo.

Qualcuno dovrebbe spiegare a Berlusconi e al suo gruppo che “pubblico” non significa “di governo”: non fanno che ripetere la manfrina che la RAI è pagata coi soldi pubblici e arbitrariamente fanno passare il messaggio che  questo implica un assoggettamento alle posizioni di governo. L’equazione

(pagato con) denaro pubblico = (proprietà) di governo

è semplicemente sbagliata, e fondare argomentazioni su di essa è mistificante come in qualsiasi dichiarazione di propaganda.

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Ieri Berlusconi ha parlato al Giornale Radio 1 della RAI e le sue parole sono state riprese anche da un servizio del TG2 delle 20,30, intitolato “Il Premier: violata la legge”. Berlusconi si dice “scandalizzato” per l’inchiesta di Trani, quindi aggiunge:

Non sono affatto preoccupato, perchè è un diritto del Presidente del Consiglio di parlare al telefono con chiunque, senza essere intercettato, anche surrettiziamente come è avvenuto qui.

Interessante citazione di un diritto inedito e interessante nesso di causa – effetto tra il non essere preoccupato e il presunto diritto.  Ma Berlusconi prosegue:

C’è un gioco sempre più scoperto e sempre più pericoloso che vede alleati la sinistra, i suoi giornali, e i magistrati politicizzati di sinistra.

Questa filastrocca ce la sentiamo ripetere da anni: qualcuno ci crede ancora? Perchè dobbiamo ancora sentire parlare di giudici politicizzati, quando in realtà il Parlamento è pieno di gente condannata? La giustizia si è politicizzata o la criminalità si è fatta strada nella politica? Anche la storia del complotto, del “preciso disegno”, è vecchia, trita e ritrita… Ma è solo ascoltando Lupi, nel servizio del TG2 (stessa data e ora) intitolato “Lo scontro politico sulle intercettazioni”, che ci si rende conto di quanto siamo immersi in una deformazione grave della realtà:

Al peggio non c’è limite. Adesso scopriamo che anche esprimere la propria opinione, che credo sia poi l’opinione di tutti e dei tanti cittadini che più volte hanno chiesto, come il Presidente del Consiglio, che il servizio pubblico faccia il servizio pubblico, abbiamo scoperto che questo adesso per i PM di Trani è un reato.

Sembra di essere nella fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore. Questa realtà millantata, falsa, deformata, contrabbandata via televisione e rotocalchi, occultata, delirante, costruita ad arte come uno spot pubblicitario, ci circonda da ogni lato, in modo da sospingerci a perdere il contatto con la realtà vera e concreta.  Vuol darci a intendere che se la qualità della nostra vita è così bassa, se il nostro portafogli è vuoto, se perdiamo il lavoro, la colpa non è del sistema e della politica del presunto “fare”, ma è colpa nostra, che non abbiamo saputo “fare” bene. Se la scuola deve chiedere contributi ai genitori, la polizia non ha benzina per le volanti, intere regioni franano sotto la pioggia, la colpa non è di un sistema che vede le opere pubbliche come facile modalità per arricchirsi a discapito della collettività, di un sistema che antepone il vantaggio privato e personale al bene collettivo, ma di qualcosa avvenuto “prima”, in un imprecisato passato che ha lasciato una “pesante eredità”.

Ci sono coloro che cadono nell’inganno e sono in buona fede, ci sono quelli che sorreggono l’inganno perchè pensano di poter sfruttare la situazione a proprio vantaggio (e anche Concita De Gregorio si è recentemente espressa su questo tema), ma la domanda che mi assilla da anni è: perchè sono così pochi quelli che gridano che “il re è nudo”? Perchè nessuno smonta questo meccanismo che tiene sotto incantesimo gli italiani? Per quale motivo dobbiamo continuare a sentire versioni distorte dei fatti, come quella offerta da Lupi nel servizio al TG2, senza che nessuno interrompa e ribatta che no, fare pressioni al telefono NON significa esprimere un’opinione sul servizio pubblico?

Una delle possibili risposte non mi piace affatto: all’epoca di Tangentopoli, molta gente dalle mie parti si lamentava perchè “eh sì, si sapeva che bisognava ungere i politici, ma ormai il lavoro che c’era all’epoca ce lo possiamo scordare”. Un’altra possibile risposta è che in fondo l’Italia è sempre stata il Paese dei furbi, e anche questa non mi piace. Una terza risposta (e anche questa non mi piace) è che l’Italia è il Paese delle caste, dei privilegi, degli amici degli amici, che non è mai uscita dal medioevo e che quindi ammicca a tutti quelli che lasciano intendere di essere disposti a fare qualche favore, in cambio di un “misero” voto, o a tutti quelli che parlano a nome di Dio. A pensarci bene, d’altro canto, gli italiani hanno saputo restare sotto l’incantesimo fascista per vent’anni, e qualcuno ne è affascinato ancora adesso.

Tutto questo non mi piace, perchè non mi dà speranza per il futuro. Ma spiega anche perchè quelli che invece gridano che il re è nudo vengano visti come il fumo negli occhi e trattati come appestati: loro potrebbero romperlo, l’incantesimo. Magari.

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