Dopo le affermazioni al congresso dei Cristiani Riformisti, arriva un nuovo attacco di Berlusconi alla scuola pubblica, stavolta per mezzo di un messaggio inviato a una riunione dell’Associazione delle mamme a Padova:

Abbiamo tutelato la famiglia con i bonus bebè, il piano casa, gli affitti agevolati per le giovani coppie, la riduzione dei costi scolastici e il bonus per la scuola privata perchè i genitori possano scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli, e sottrarli a quegli insegnanti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia.

Intanto crescono i ricorsi contro le manovre illegittime del Ministero dell’Istruzione (forse Gelmini e collaboratori sono convinti, con Orwell, che l’ignoranza sia forza: ma forza di chi?).

Le ulteriori dichiarazioni di Berlusconi non fanno che confermare questa irrefrenabile corsa al delirio manipolativo. Quest’uomo è riuscito a far credere a tutti di essere il centro del mondo: è riuscito a dare alla politica italiana una connotazione personalistica, basata sul banale “o con me o contro di me”, cancellando (con la complicità delle opposizioni, che sono cadute in pieno in questa trappola) qualunque argomento o contenuto realmente politico e di sostanza.

Il ministro Gelmini ha dichiarato con forza, in un’intervista ad Alberto Custodero de “La Repubblica”, che i soldi nelle scuole ci sono. Evidentemente il problema è di chi non riesce a vederli e quindi a spenderli!

 

 

Prendendo spunto dal fatto che la preside di una scuola elementare di Torino ha chiesto un contributo alle famiglie, il ministro ha subito mostrato come gli attacchi politici verso il governo si annidino ovunque, e che altre categorie professionali stiano prendendo esempio dai magistrati politicizzati, dando così vita a Maestri Rossi, Bidelli Rossi, Prèsidi Rossi e via dicendo.

Non conosco nel merito il caso di Torino, però la richiesta da parte dei presidi di contributi ai genitori degli alunni avviene in tutta Italia. Ed è per questo che dico che è una forma per criticarci, per far passare il messaggio che noi affamiamo la scuola per costringere le famiglie a pagare.

La signora Gelmini vede strumentalizzazioni politiche in tutto: nelle manifestazioni delle donne, in quelle degli studenti, nelle richieste di soldi alle famiglie…

Nella stessa intervista, il ministro si vanta di aver recuperato 200 milioni di euro dai tagli alle pulizie. Si riferisce alla direttiva 103 del 2010, che ha riscosso un indiscusso consenso anche dal punto di vista economico.

Ci sono presidi capaci che sanno amministrare bene, razionalizzando le risorse che hanno a disposizione. E poi ci sono altri presidi che invece non riescono a gestire le scuole con i fondi interni e li chiedono alle famiglie.

Strano davvero che i presidi non riescano a vedere tutti questi nuovi soldi in cassa: sicuramente sono tutti rossi. Di rabbia.

Tempo addietro ho trovato in rete questa lettera aperta al ministro Gelmini che mi sembra assolutamente idonea a illustrare gli effetti della riforma dell’università, soprattutto nel passaggio in cui dice

Non entro nel merito degli effetti congiunti del suo DdL e dei tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario all’Università, perchè se lo facessi dovrei concluderne che il governo ha in mente un progetto antropologico regressivo per il popolo italiano.

La riforma della scuola di base sognata da Valentina Aprea va nella stessa direzione, ma a ulteriore dimostrazione della fondatezza di questo timore arrivano le dichiarazioni del ministro Sacconi:

I giovani, ha detto Sacconi parlando su radio Rai 1, “sono certamente particolarmente esposti alla disoccupazione soprattutto perché pagano il conto di cattivi maestri e qualche volta di cattivi genitori, perché distratti e cattivi maestri che li hanno condotti a competenze che non sono richieste dal mercato del lavoro“.

A parte la sintassi approssimativa, vale la pena ricordare il modo in cui Sacconi ha commentato le manifestazioni degli studenti, culminate con gli scontri con la polizia:

Siamo in presenza di una violenza vergognosa che non ha dignita’ politica. E’ una violenza che merita solo una parola: repressione“.

Ora tutto è chiaro: l’intenzione politica profonda è quella di cancellare la parità tra cittadini, magari di ripristinare le caste in base al censo (o all’appartenenza politica), soprattutto per quel che riguarda l’uguaglianza davanti alla legge. I commenti all’articolo che riporta le dichiarazioni di Sacconi sono illuminanti, perchè permettono di capire immediatamente quanta strada è già stata percorsa nella realizzazione del progetto antropologico regressivo, con un particolare grazie alla Lega.

Il CSA di Palermo (“Provveditorato agli Studi”) ha pubblicato ieri il calendario delle convocazioni per le supplenze annuali relative all’anno scolastico che sta per iniziare.

Nel documento si può leggere:

OGGETTO: Calendario delle convocazioni per la stipula di contratti a tempo determinato per l’a.s. 2010/2011 ai docenti di Scuola dell’Infanzia comune e di Scuola Secondaria di II^ grado e specializzati di SOSTEGNO inclusi nelle GRADUATORIE AD ESAURMENTO e avviso agli insegnanti di sc. primaria e personale educativo.

L’avviso agli insegnanti menzionato in oggetto riporta:

Complimenti signora Gelmini, è riuscita ad azzerare il fabbisogno di insegnanti nella scuola primaria, continuando non solo a sentirsi la coscienza a posto nel lasciare senza lavoro migliaia di persone e senza insegnanti migliaia di alunni, ma perfino a sentirsi orgogliosa di aver insultato i precari rifiutando di incontrarli e definendoli strumentalizzati dalla politica. Forse lei, quando fa le riforme epocali, non fa politica.

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Care persone che insegnate,

non importa se al nido o all’università o anche oltre, fuori dai percorsi istituzionali dell’istruzione, dedicando tempo ed energie alla crescita di altre persone, adulti, ragazzi, bambini, è a voi che oggi desidero rivolgere un appello.

Lo so che si è cercato di demotivarvi in ogni modo verso il vostro lavoro, con strumenti subdoli e nascosti, come ad esempio riducendo sempre più il vostro prestigio sociale ed economico, creando condizioni di lavoro sempre più pesanti e di difficile gestione, chiedendo al tempo stesso un impegno sempre maggiore e imponendo tagli di risorse che di necessità impoveriscono, in senso letterale e metaforico, la qualità del lavoro ed i suoi risultati.

E tuttavia credo che tutto ciò avvenga per paura del vostro grande potere. Voi potete entrare in contatto diretto con la mente e il cuore dei vostri allievi, non importa che età abbiano: e questo significa che avete il potere di cambiare le persone.

Non arrendetevi quando vi viene chiesto di fare qualcosa senza darvene gli strumenti, non arrendetevi alla stanchezza, al malumore, alla delusione, alla fatica; smettete di inseguire programmi e programmazioni; accogliete le persone di qualsiasi età che avete di fronte e aiutatele a trovare la loro strada, a pensare con la propria testa, a creare il proprio futuro. Questo è il vostro potere, e vi chiedo di non abbandonarlo, di non farvi sconfiggere da un sistema che non vuole cittadini, ma masse informi e obbedienti come greggi.

Ad un tratto mi resi conto che trasmettere abilità rende abili, che trasmettere intelligenza rende intelligenti, che trasmettere speranza aumenta la speranza. Cominciai a insegnare per questo: per togliere l’opaco dagli occhi dei miei allievi.

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Lungimiranza, parola desueta, fuori moda, a cui continuo ad essere affezionata: penso che sia, insieme a “Responsabilità”, quella che sta in cima alla graduatoria delle parole per me importanti.

Cosa significa, in termini di lungimiranza, tagliare i fondi e gli investimenti in scuola, cultura, informazione e formazione? Significa condannare un Paese a un regresso profondo e consegnare la democrazia all’oblio, semplicemente in funzione del fatto che le redini del potere resterebbero in mano alle stesse classi dirigenti: il sogno di qualunque dittatorello è quello di poter trarre lucro e profitto dallo sfruttamento di una massa acritica e priva di opinioni personali, facilmente suggestionabile e ancor più facilmente manovrabile.

In termini di lungimiranza, l’attuale andazzo – basato su clientele e nepotismi piuttosto che su meriti e competenze  – è destinato a paralizzare lo sviluppo del Paese e anzi a spingerlo sempre più indietro: non solo perchè un Paese privo di persone adeguatamente istruite non può progredire in tecnologie, benessere, qualità di vita, ma perchè un popolo di persone ignoranti e incompetenti che si inseriscono nel tessuto produttivo della società non può causare altro che devastazione. Cosa altro potrebbe derivare, per esempio, da un insegnante che non sa ciò che insegna, da un medico che si è laureato a forza di raccomandazioni o da chi ricopre ruoli dirigenziali solo perchè figlio, nipote o amante di chi conta? Il danno sociale, la lacerazione del tessuto sociale, è semplicemente incalcolabile.

In proposito ho trovato in Rete un sondaggio un po’ datato di cui è impossibile riportare la fonte: ho fatto delle ricerche approfondite, ma non sono riuscita a recuperarla.  Ho trovato solo una vecchia pagina del Corriere della Sera, un documento sul sito dell’AgCom e questo video.

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Mentre siamo continuamente distratti e assordati dal ritornello della riforma sul presidenzialismo, gridato e ripetuto da tutte le prime pagine, in sordina si punta a fare riforme di sostanza, di quelle che cambiano davvero la qualità della vita di migliaia di persone e che per questo devono essere accuratamente offuscate e sussurrate, quando non addirittura taciute.

Mi riferisco alla riforma della scuola proposta da Valentina Aprea (che la insegue già da molto tempo) in micidiale abbinamento – o forse in alternativa – con quella proposta dalla Lega, nella persona della senatrice Goisis.

I punti principali riguardano la revisione dello stato giuridico degli insegnanti, le forme di reclutamento (anche con concorsi banditi dalle singole scuole), la trasformazione delle scuole in fondazioni con un consiglio di amministrazione invece degli attuali organi collegiali, l’istituzione di albi regionali per gli insegnanti.

Dopo la dismissione del carrozzone “scuola pubblica” potrebbe toccare agli ospedali. Ma con le parole di Giorgio Bocca (intervista rilasciata a  Silvia Truzzi de Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2010):

[…] sono rassegnato. La marcia verso la democrazia autoritaria è inarrestabile. Il motivo è semplice: gli italiani continuano a votare per Berlusconi. Lui sta facendo di tutto per cambiare il nostro ordinamento, ma i cittadini lo aiutano, e molto, con il voto. […]

Quando un Paese intero è disposto a rinunciare alla democrazia, c’è poco da fare. […]

Rischiamo di diventare una Repubblica sudamericana – come già in parte siamo – dove tutti rubano e l’unico interesse dei politici è fare soldi. […]

Gli ultimi risultati elettorali dicono che gli italiani vogliono una democrazia autoritaria. […]

Abbiamo quello che ci meritiamo?
È evidente. Si poteva votare contro.

C’è stata un’astensione significativa.
Se vogliamo consolarci, consoliamoci così.

Qui nessuno si fa sentire, nemmeno i tanto osannati intellettuali liberali.
La corruzione morale è stata fortissima, anche se non ce ne accorgiamo. Tutti stanno abbastanza bene. L’interesse per la politica è diventato minore. E questa dittatura morbida che non ti manda in prigione è sopportabile.

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