Dopo le affermazioni al congresso dei Cristiani Riformisti, arriva un nuovo attacco di Berlusconi alla scuola pubblica, stavolta per mezzo di un messaggio inviato a una riunione dell’Associazione delle mamme a Padova:

Abbiamo tutelato la famiglia con i bonus bebè, il piano casa, gli affitti agevolati per le giovani coppie, la riduzione dei costi scolastici e il bonus per la scuola privata perchè i genitori possano scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli, e sottrarli a quegli insegnanti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi da quelli della famiglia.

Intanto crescono i ricorsi contro le manovre illegittime del Ministero dell’Istruzione (forse Gelmini e collaboratori sono convinti, con Orwell, che l’ignoranza sia forza: ma forza di chi?).

Le ulteriori dichiarazioni di Berlusconi non fanno che confermare questa irrefrenabile corsa al delirio manipolativo. Quest’uomo è riuscito a far credere a tutti di essere il centro del mondo: è riuscito a dare alla politica italiana una connotazione personalistica, basata sul banale “o con me o contro di me”, cancellando (con la complicità delle opposizioni, che sono cadute in pieno in questa trappola) qualunque argomento o contenuto realmente politico e di sostanza.

Sono stanca di indignarmi ogni cinque minuti. Sono stanca di vedere come sia in atto una strategia precisa ed efficace di smantellamento del Paese dalle fondamenta, senza che nessuno opponga un’altrettanto efficace strategia di difesa.

L’Italia (nelle persone di coloro che l’hanno amministrata e governata dalla fondazione della Repubblica, ma anche dei singoli cittadini che non hanno sviluppato un senso civico degno di una nazione europea) non ha saputo liberarsi di gravi malattie come il fascismo o la P2. Sendivogius riassume benissimo il concetto:

Ciò dimostra quanto grandi e radicate siano le pulsioni sanfediste, le correnti reazionarie, l’eredità fascista, che pervadono nel profondo l’identità dell’italiano medio e che come un fiume carsico scorrono sotto i pilastri della Repubblica costituzionale, cercando di consumarne le fondamenta.

Per i prossimi giorni si sta preparando la riforma epocale della giustizia, che dovrebbe dare il colpo di grazia alla magistratura che osa toccare i potenti, che si ostina a non capire che siamo in pieno Medioevo e quindi i cittadini non sono tutti uguali.

Sono stanca di sentire tutti i giorni il blaterare berlusconiano, corte inclusa, il cui unico scopo è occupare i media 24 ore su 24, costi quel che costi, purchè sia incessante l’attenzione della gente: non importa cosa dici, tanto non ci sarà nessuno a contraddirti, nessun giornalista con le domande scomode, nessun “oppositore” a metterti davanti ai fatti e ad obbligarti ad assumertene la responsabilità.

Non mi sorprendo nemmeno più nel vedere tra la gente che il consenso basato sulla falsità e sulla mistificazione continua ad esistere: come potrebbe essere diversamente, se la cosiddetta “opposizione” è quella che non ha avuto il coraggio di fare una legge sul conflitto di interessi?

Mi sembra che nessuno difenda l’Italia e le cose buone che in Italia ci sono: non contrastando gli attacchi diretti, lasciando che l’incuria sgretoli ciò che ancora si sforza di restare in piedi, sottraendo risorse, rendendo sempre più piccino e mediocre l’orizzonte delle persone, spingendole a rinchiudersi nel proprio orticello privato e a cercare, da bravi sudditi, l’appoggio dei potenti.

In La manomissione delle parole, citando Luciano Canfora, Gianrico Carofiglio scrive:

La sinistra, se vuol essere tale, si schiera per l’inclusione, per l’accettazione dell’altro, del diverso, dell’escluso. La destra invece esclude. E tende a serbare la situazione conquistata di benessere o privilegio per i ceti e i gruppi, per le nazionalità, i paesi, le consorterie, che hanno già in mano benessere e privilegi.

E più avanti aggiunge:

George Steiner e José Saramago hanno scelto No come prima parola di un ideale lessico necessario. […]
E’ un’arte difficile e perduta, quella di dire no. “No alla brutalità della politica, no alla follia delle ingiustizie economiche che ci circondano, no all’invasione della burocrazia nella nostra vita quotidiana. No all’idea che si possano accettare come normali le guerre, la fame, la schiavitù infantile. C’è un bisogno enorme di tornare a pronunciare quella parola. E invece ne siamo incapaci.” Per acquiescenza, per scetticismo, per pura pigrizia.

Probabilmente l’italiano medio è mosso dalla difesa del proprio giardinetto o dall’illusione che un giorno avrà anche lui un giardinetto da difendere.