Dicono che con l’avanzare dell’età si torni come bambini. E i bambini, si sa, sono l’innocenza personificata: non hanno (ancora) tutte quelle sovrastrutture mentali che permettono agli adulti di usare il linguaggio per mentire, ingannare, fingere e così via.

Lo stesso ritorno all’innocenza primigenia deve avere colpito Licio Gelli. Il quale racconta di piani eversivi con estremo candore (come nota un commentatore dell’articolo),  conferma la sua volontà di destabilizzare il Paese (“se solo avessi vent’anni di meno”) e si lamenta della conduzione del lavoro portata avanti dal pur promettente ex affiliato alla P2, Silvio Berlusconi.

Il quale è andato nella giusta direzione per attuare il Piano di Rinascita Democratica, ma si è perso per strada:

Ecco, anche lui, Berlusconi intendo, è venuto meno rispetto a quei principi che noi pensavamo lui avesse… E ricordi che l’ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo… l’ho anche aiutato, quando ho potuto…

[…]

è vero che può fare ciò che gli pare e piace, come e quanto vuole, ma bisogna anche avere la capacità di “saperlo fare”, eppoi esiste pur sempre un limite. Invece lui continua… ha prima disfatto la famiglia, ora sta disfacendo l’Italia. Ma nessuno gli dice nulla…

Ecco, giusta osservazione: chi gli dovrebbe dire qualche cosa? Mancano i soggetti in grado di interloquire, mancano gli argomenti, mancano le parole. Così si sentono sempre gli stessi slogan, ripetuti incessantemente nello stesso modo, mentre le voci contrarie tacciono o vengono zittite e i fatti vengono trasformati in opinioni.

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Ho scovato in rete un testo attribuito a Noam Chomsky (definito come “neurolinguista”, cosa che non mi pare sia vera), che elenca le dieci strategie utilizzate (da chi?) per “drogare le nostre menti”:

1 – La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca se stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.

Pur condividendo lo spirito del testo, mi lascia sempre un po’ perplessa l’idea di una sorta di regia occulta che gestisce le masse in funzione di un proprio segreto tornaconto. Lo stesso sito, nel settembre 2010, pubblicava lo stesso articolo con un altro titolo, e in questo caso indicava la fonte (in italiano, qui).

Tempo addietro ho trovato in rete questa lettera aperta al ministro Gelmini che mi sembra assolutamente idonea a illustrare gli effetti della riforma dell’università, soprattutto nel passaggio in cui dice

Non entro nel merito degli effetti congiunti del suo DdL e dei tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario all’Università, perchè se lo facessi dovrei concluderne che il governo ha in mente un progetto antropologico regressivo per il popolo italiano.

La riforma della scuola di base sognata da Valentina Aprea va nella stessa direzione, ma a ulteriore dimostrazione della fondatezza di questo timore arrivano le dichiarazioni del ministro Sacconi:

I giovani, ha detto Sacconi parlando su radio Rai 1, “sono certamente particolarmente esposti alla disoccupazione soprattutto perché pagano il conto di cattivi maestri e qualche volta di cattivi genitori, perché distratti e cattivi maestri che li hanno condotti a competenze che non sono richieste dal mercato del lavoro“.

A parte la sintassi approssimativa, vale la pena ricordare il modo in cui Sacconi ha commentato le manifestazioni degli studenti, culminate con gli scontri con la polizia:

Siamo in presenza di una violenza vergognosa che non ha dignita’ politica. E’ una violenza che merita solo una parola: repressione“.

Ora tutto è chiaro: l’intenzione politica profonda è quella di cancellare la parità tra cittadini, magari di ripristinare le caste in base al censo (o all’appartenenza politica), soprattutto per quel che riguarda l’uguaglianza davanti alla legge. I commenti all’articolo che riporta le dichiarazioni di Sacconi sono illuminanti, perchè permettono di capire immediatamente quanta strada è già stata percorsa nella realizzazione del progetto antropologico regressivo, con un particolare grazie alla Lega.

Philippe Daverio ha concluso la puntata di Passepartout andata in onda oggi, e dedicata al Senegal (purtroppo ho perso il titolo), dicendo:

In Senegal su 30 ministri solo 10 sono donne.

Interessante, mi sembra doveroso fare un paragone con l’Italia, dove i diritti delle donne sono ormai cosa talmente assodata da non meritare più nemmeno attenzione.

Ministri senza portafoglio: 11, di cui donne 3 (Brambilla, Carfagna, Meloni).

Ministri con portafoglio: 13, di cui donne 1 (Gelmini).

Ora, la matematica non è mai stata il mio forte, ma provo lo stesso a fare due calcoli:

Senegal, 30 ministri, 10 donne = Le donne sono un terzo

Italia, 24 ministri, 4 donne –> Le donne sono un sesto

Direi che è una bella differenza, che rende bene l’idea dei divari da colmare per coloro che non fanno parte di G20, Unione Europea, e chi più ne ha più ne metta.

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Due notizie in breve per dimostrare che l’Italia è uno Stato teocratico e non una Repubblica fondata sul lavoro.

Blitz della Digos presso la libreria AltroQuando di Palermo in occasione della visita del Papa:

L’ospedale abusivo in costruzione a Roma: il servizio delle Iene.

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Un omaggio a Rino Gaetano per aprire un post che dedico a tutte quelle piccole cose che ormai sembrano aver preso tanto piede da non poter più essere eliminate, ma che mi danno un fastidio profondo.

In cima alla mia lista di cose insopportabili c’è sicuramente la lingua italiana assassinata, con tutti gli errori come “affianco” invece di “a fianco“, “centra” invece di “c’entra“, per non contare gli apostrofi messi a casaccio e le infinite variazioni sulle coniugazioni dei verbi, gli accenti, i vari “la“, “l’ha“, “” che per molti rimangono oscure varianti grafiche di uno stesso suono o una simpatica musichetta per bambini. Sull’uso della punteggiatura non oso nemmeno addentrarmi.

Al secondo posto di questa lista ci sono i giornalisti che non fanno le domande e che accettano le non risposte. A pari merito colloco i giornalisti televisivi che pronunciano un inglese pessimo, mettono gli accenti a caso (ho visto servizi in cui è stato detto Bàrack Obama e anche Baràck Obama, così come viene viene), leggono malissimo, non conoscono la punteggiatura e quindi collegano le parole in modo incomprensibile, prolungano le lettere finali come se ciò rappresentasse un’eleganza della dizione e trascinano frasi e parole, nell’identica convinzione che ciò sia indice di professionalità avanzata.

Al terzo posto metto la maleducazione. Che si manifesti attraverso una mail in cui non compare nemmeno l’ombra di un saluto, attraverso l’auto parcheggiata in doppia fila, attraverso l’entrare in un ufficio giusto perchè la porta è aperta, o in uno qualunque dei tanti modi che la gente riesce a trovare per manifestare maleducazione, non fa differenza. Mi sembra che si diffonda l’idea che gli altri non vanno rispettati se non sono tuoi parenti stretti (e forse nemmeno in questo caso), ma che debbano essere usati: e se ciò fosse vero, ci sarebbero implicazioni gravissime.

Comunque, non li sopporto più.


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Raccolgo e diffondo l’appello di Michele Santoro pubblicato sul sito del Fatto Quotidiano:

Cari amici, sono di nuovo costretto a chiedere il vostro aiuto. Giovedì 23 settembre alle ore 21.00 è prevista la partenza di Annozero ma la redazione è tornata al lavoro da poche ore e con grande ritardo, i contratti di Travaglio e Vauro non sono ancora stati firmati e lo spot che abbiamo preparato è fermo sul tavolo del Direttore Generale .

Tuttavia, se non ci sarà impedito di farlo, noi saremo comunque in onda giovedì prossimo e con me ci saranno come sempre Marco e Vauro.

Vi prego, come avete fatto con Rai per una Notte, di far circolare tra i vostri amici e tra le persone con cui siete in contatto questo mio messaggio avvertendoli della data d’inizio del programma.
Nelle prossime ore vi terrò puntualmente informati di quanto avviene.

Un abbraccio

Michele Santoro

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