Caccia alle pulci


Il ministro Gelmini ha dichiarato con forza, in un’intervista ad Alberto Custodero de “La Repubblica”, che i soldi nelle scuole ci sono. Evidentemente il problema è di chi non riesce a vederli e quindi a spenderli!

 

 

Prendendo spunto dal fatto che la preside di una scuola elementare di Torino ha chiesto un contributo alle famiglie, il ministro ha subito mostrato come gli attacchi politici verso il governo si annidino ovunque, e che altre categorie professionali stiano prendendo esempio dai magistrati politicizzati, dando così vita a Maestri Rossi, Bidelli Rossi, Prèsidi Rossi e via dicendo.

Non conosco nel merito il caso di Torino, però la richiesta da parte dei presidi di contributi ai genitori degli alunni avviene in tutta Italia. Ed è per questo che dico che è una forma per criticarci, per far passare il messaggio che noi affamiamo la scuola per costringere le famiglie a pagare.

La signora Gelmini vede strumentalizzazioni politiche in tutto: nelle manifestazioni delle donne, in quelle degli studenti, nelle richieste di soldi alle famiglie…

Nella stessa intervista, il ministro si vanta di aver recuperato 200 milioni di euro dai tagli alle pulizie. Si riferisce alla direttiva 103 del 2010, che ha riscosso un indiscusso consenso anche dal punto di vista economico.

Ci sono presidi capaci che sanno amministrare bene, razionalizzando le risorse che hanno a disposizione. E poi ci sono altri presidi che invece non riescono a gestire le scuole con i fondi interni e li chiedono alle famiglie.

Strano davvero che i presidi non riescano a vedere tutti questi nuovi soldi in cassa: sicuramente sono tutti rossi. Di rabbia.

Annunci

Ho scovato in rete un testo attribuito a Noam Chomsky (definito come “neurolinguista”, cosa che non mi pare sia vera), che elenca le dieci strategie utilizzate (da chi?) per “drogare le nostre menti”:

1 – La strategia della distrazione.

L’elemento principale del controllo sociale è la strategia della distrazione che consiste nel distogliere l’attenzione del pubblico dai problemi importanti e dai cambiamenti decisi dalle élites politiche ed economiche utilizzando la tecnica del diluvio o dell’inondazione di distrazioni continue e di informazioni insignificanti.La strategia della distrazione è anche indispensabile per evitare l’interesse del pubblico verso le conoscenze essenziali nel campo della scienza, dell’economia, della psicologia, della neurobiologia e della cibernetica. “Sviare l’attenzione del pubblico dai veri problemi sociali, tenerla imprigionata da temi senza vera importanza. Tenere il pubblico occupato, occupato, occupato, senza dargli tempo per pensare, sempre di ritorno verso la fattoria come gli altri animali (citato nel testo “Armi silenziose per guerre tranquille”).

2 – Creare il problema e poi offrire la soluzione.

Questo metodo è anche chiamato “problema – reazione – soluzione”. Si crea un problema, una “situazione” che produrrà una determinata reazione nel pubblico in modo che sia questa la ragione delle misure che si desiderano far accettare. Ad esempio: lasciare che dilaghi o si intensifichi la violenza urbana, oppure organizzare attentati sanguinosi per fare in modo che sia il pubblico a pretendere le leggi sulla sicurezza e le politiche a discapito delle libertà. Oppure: creare una crisi economica per far accettare come male necessario la diminuzione dei diritti sociali e lo smantellamento dei servizi pubblici.

3 – La strategia della gradualità.

Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, col contagocce, per un po’ di anni consecutivi. Questo è il modo in cui condizioni socioeconomiche radicalmente nuove (neoliberismo) furono imposte negli anni ‘80 e ‘90: uno Stato al minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione di massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4 – La strategia del differire.

Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quella di presentarla come “dolorosa e necessaria” guadagnando in quel momento il consenso della gente per un’applicazione futura. E’ più facile accettare un sacrificio futuro di quello immediato. Per prima cosa, perché lo sforzo non deve essere fatto immediatamente. Secondo, perché la gente, la massa, ha sempre la tendenza a sperare ingenuamente che “tutto andrà meglio domani” e che il sacrificio richiesto potrebbe essere evitato. In questo modo si dà più tempo alla gente di abituarsi all’idea del cambiamento e di accettarlo con rassegnazione quando arriverà il momento.

5 – Rivolgersi alla gente come a dei bambini. La maggior parte della pubblicità diretta al grande pubblico usa discorsi, argomenti, personaggi e una intonazione particolarmente infantile, spesso con voce flebile, come se lo spettatore fosse una creatura di pochi anni o un deficiente. Quanto più si cerca di ingannare lo spettatore, tanto più si tende ad usare un tono infantile. Perché? “Se qualcuno si rivolge ad una persona come se questa avesse 12 anni o meno, allora, a causa della suggestionabilità, questa probabilmente tenderà ad una risposta o ad una reazione priva di senso critico come quella di una persona di 12 anni o meno (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

6 – Usare l’aspetto emozionale molto più della riflessione.

Sfruttare l’emotività è una tecnica classica per provocare un corto circuito dell’analisi razionale e, infine, del senso critico dell’individuo. Inoltre, l’uso del tono emotivo permette di aprire la porta verso l’inconscio per impiantare o iniettare idee, desideri, paure e timori, compulsioni, o per indurre comportamenti….

7 – Mantenere la gente nell’ignoranza e nella mediocrità.

Far sì che la gente sia incapace di comprendere le tecniche ed i metodi usati per il suo controllo e la sua schiavitù. “La qualità dell’educazione data alle classi sociali inferiori deve essere la più povera e mediocre possibile, in modo che la distanza creata dall’ignoranza tra le classi inferiori e le classi superiori sia e rimanga impossibile da colmare da parte delle inferiori” (vedi “Armi silenziosi per guerre tranquille”).

8 – Stimolare il pubblico ad essere favorevole alla mediocrità.

Spingere il pubblico a ritenere che sia di moda essere stupidi, volgari e ignoranti…

9 – Rafforzare il senso di colpa.

Far credere all’individuo di essere esclusivamente lui il responsabile della proprie disgrazie a causa di insufficente intelligenza, capacità o sforzo. In tal modo, anziché ribellarsi contro il sistema economico, l’individuo si auto svaluta e si sente in colpa, cosa che crea a sua volta uno stato di depressione di cui uno degli effetti è l’inibizione ad agire. E senza azione non c’è rivoluzione!

10 – Conoscere la gente meglio di quanto essa si conosca.

Negli ultimi 50 anni, i rapidi progressi della scienza hanno creato un crescente divario tra le conoscenze della gente e quelle di cui dispongono e che utilizzano le élites dominanti. Grazie alla biologia, alla neurobiologia e alla psicologia applicata, il “sistema” ha potuto fruire di una conoscenza avanzata dell’essere umano, sia fisicamente che psichicamente. Il sistema è riuscito a conoscere l’individuo comune molto meglio di quanto egli conosca se stesso. Ciò comporta che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un più ampio controllo ed un maggior potere sulla gente, ben maggiore di quello che la gente esercita su se stessa.

Pur condividendo lo spirito del testo, mi lascia sempre un po’ perplessa l’idea di una sorta di regia occulta che gestisce le masse in funzione di un proprio segreto tornaconto. Lo stesso sito, nel settembre 2010, pubblicava lo stesso articolo con un altro titolo, e in questo caso indicava la fonte (in italiano, qui).

Philippe Daverio ha concluso la puntata di Passepartout andata in onda oggi, e dedicata al Senegal (purtroppo ho perso il titolo), dicendo:

In Senegal su 30 ministri solo 10 sono donne.

Interessante, mi sembra doveroso fare un paragone con l’Italia, dove i diritti delle donne sono ormai cosa talmente assodata da non meritare più nemmeno attenzione.

Ministri senza portafoglio: 11, di cui donne 3 (Brambilla, Carfagna, Meloni).

Ministri con portafoglio: 13, di cui donne 1 (Gelmini).

Ora, la matematica non è mai stata il mio forte, ma provo lo stesso a fare due calcoli:

Senegal, 30 ministri, 10 donne = Le donne sono un terzo

Italia, 24 ministri, 4 donne –> Le donne sono un sesto

Direi che è una bella differenza, che rende bene l’idea dei divari da colmare per coloro che non fanno parte di G20, Unione Europea, e chi più ne ha più ne metta.

Share

Il chiacchierato spot “Magic Italy”, in cui Berlusconi invita a spendere le vacanze in Italia (facendo così intendere, tra l’altro, che la gente abbia soldi da spendere in vacanze), accoglie senza scampo il visitatore del “sito ufficiale del turismo in Italia“. Il filmato viene ripetuto per due volte di seguito – chissà perchè – e per fortuna non si ripresenta ad ogni nuovo caricamento della pagina.

Mi chiedo a che serva un filmato in lingua italiana per accogliere sul sito visitatori che dovrebbero essere prevalentemente stranieri, ma soprattutto condivido e riporto le osservazioni che il sito “Giornalettismo” ha fatto in merito alla traduzione, piena di errori e approssimativa, in lingua francese:

lo Stato italiano non è un qualsiasi turista che si è smarrito nel centro di Parigi. Ha tutto il tempo e tutte le risorse necessarie per scrivere un testo in buon francese: e soprattutto, scrivere bene è molto più che obbligatorio in una pagina web che ha come sola ragion d’essere quella di pubblicizzare all’estero il nostro paese, per mostrarne al mondo le bellezze e invogliare i turisti ad accorrere festanti e danarosi nei nostri alberghi.

Anche leggendo le pagine in inglese del sito ho la sensazione che la traduzione sia stata fatta “parola per parola” invece che attraverso una lettura di senso e una reale padronanza dei modi di dire e degli usi linguistici di un altro popolo (per esempio, le Verdi’s novels nella pagina sull’Emilia Romagna).

Forse però stavolta si è scoperto di chi è la responsabilità di questa figuraccia: pare che i traduttori siano pagati con tariffe da fame.

Share

Dietro gli slogan, le solite prassi: rimando all’interessante articolo di Tommaso Cerno sulle abitudini sprecone delle amministrazioni gestite dalla Lega.

Dalle scuole di dialetto alle penne che spruzzano estratto di pepe rosso (a scopo di difesa personale), dagli arredi da molte migliaia di euro ai fumetti di storia pieni di errori e omissioni, fino alle eleganti divise per guardie padane ultrasessantacinquenni, ai doppi e tripli incarichi degli amministratori, alle campagne elettorali gestite sui portali ministeriali e agli incarichi a gestione familiare (ambito in cui non solo la Lega sa eccellere): tutto un fluire e un fruire di denaro pubblico ben nascosto in pieghe di bilancio sotto voci come “cultura, prodotti locali e sicurezza”.

Share

Abbiamo dovuto attendere un po’, ma finalmente il British Medical Journal ci conferma che il tam tam sulla pandemia di influenza A causata dal virus H1N1 serviva soltanto a nascondere un enorme business.

Scienziati importanti che suggerivano all’Organizzazione Mondiale della Sanità di prepararsi ad affrontare una pandemia di influenza svolgevano attività retribuite per conto di industrie farmaceutiche pronte a guadagnare dalla guida che stavano preparando. Questi conflitti di interessi non sono mai stati rivelati pubblicamente dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha respinto le inchieste sulla sua gestione della pandemia della A/H1N1 come “teorie cospiratorie”.

[…]

Era appropriato per l’OMS accettare i consigli di esperti che avevano legami economici e di ricerca con case farmaceutiche produttrici di antivirali e di vaccini per l’influenza? Perchè la guida principale dell’OMS è stata scritta da un esperto di influenza che aveva ricevuto pagamenti per altro lavoro dalla Roche, produttrice dell’oseltamivir [Tamiflu, ndr], e GlaxoSmithKline, produttrice dello zanamivir [Relenza, ndr]? E perchè la composizione del comitato di emergenza di cui Chan cercò di ottenere la guida rimane un segreto noto solo all’interno dell’OMS? Continuiamo a chiederci se le maggiori organizzazioni sulla salute pubblica siano effettivamente in grado di gestire i conflitti di interessi intrinseci alla scienza medica.

Share

Un video che si commenta da solo.

Share

Pagina successiva »