Il ministro Gelmini ha dichiarato con forza, in un’intervista ad Alberto Custodero de “La Repubblica”, che i soldi nelle scuole ci sono. Evidentemente il problema è di chi non riesce a vederli e quindi a spenderli!

 

 

Prendendo spunto dal fatto che la preside di una scuola elementare di Torino ha chiesto un contributo alle famiglie, il ministro ha subito mostrato come gli attacchi politici verso il governo si annidino ovunque, e che altre categorie professionali stiano prendendo esempio dai magistrati politicizzati, dando così vita a Maestri Rossi, Bidelli Rossi, Prèsidi Rossi e via dicendo.

Non conosco nel merito il caso di Torino, però la richiesta da parte dei presidi di contributi ai genitori degli alunni avviene in tutta Italia. Ed è per questo che dico che è una forma per criticarci, per far passare il messaggio che noi affamiamo la scuola per costringere le famiglie a pagare.

La signora Gelmini vede strumentalizzazioni politiche in tutto: nelle manifestazioni delle donne, in quelle degli studenti, nelle richieste di soldi alle famiglie…

Nella stessa intervista, il ministro si vanta di aver recuperato 200 milioni di euro dai tagli alle pulizie. Si riferisce alla direttiva 103 del 2010, che ha riscosso un indiscusso consenso anche dal punto di vista economico.

Ci sono presidi capaci che sanno amministrare bene, razionalizzando le risorse che hanno a disposizione. E poi ci sono altri presidi che invece non riescono a gestire le scuole con i fondi interni e li chiedono alle famiglie.

Strano davvero che i presidi non riescano a vedere tutti questi nuovi soldi in cassa: sicuramente sono tutti rossi. Di rabbia.

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