Dicono che con l’avanzare dell’età si torni come bambini. E i bambini, si sa, sono l’innocenza personificata: non hanno (ancora) tutte quelle sovrastrutture mentali che permettono agli adulti di usare il linguaggio per mentire, ingannare, fingere e così via.

Lo stesso ritorno all’innocenza primigenia deve avere colpito Licio Gelli. Il quale racconta di piani eversivi con estremo candore (come nota un commentatore dell’articolo),  conferma la sua volontà di destabilizzare il Paese (“se solo avessi vent’anni di meno”) e si lamenta della conduzione del lavoro portata avanti dal pur promettente ex affiliato alla P2, Silvio Berlusconi.

Il quale è andato nella giusta direzione per attuare il Piano di Rinascita Democratica, ma si è perso per strada:

Ecco, anche lui, Berlusconi intendo, è venuto meno rispetto a quei principi che noi pensavamo lui avesse… E ricordi che l’ho avuto per sette anni nella loggia, quindi credo di conoscerlo… l’ho anche aiutato, quando ho potuto…

[…]

è vero che può fare ciò che gli pare e piace, come e quanto vuole, ma bisogna anche avere la capacità di “saperlo fare”, eppoi esiste pur sempre un limite. Invece lui continua… ha prima disfatto la famiglia, ora sta disfacendo l’Italia. Ma nessuno gli dice nulla…

Ecco, giusta osservazione: chi gli dovrebbe dire qualche cosa? Mancano i soggetti in grado di interloquire, mancano gli argomenti, mancano le parole. Così si sentono sempre gli stessi slogan, ripetuti incessantemente nello stesso modo, mentre le voci contrarie tacciono o vengono zittite e i fatti vengono trasformati in opinioni.

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