Scrive Aldo Forbice sul Giornale di Sicilia online di venerdì 11/06/2010:

La questione delle pensioni delle donne del pubblico impiego a 65 anni sta scatenando un putiferio. […] Gli argomenti? Sono i soliti che vengono snocciolati da molti anni: il doppio lavoro (impiego-casa) che penalizza le donne, la mancanza di servizi per alleviare il carico delle lavoratrici madri (carenza di asili nido, ecc.). Tutti problemi assolutamente veri. Ma servono ancora oggi questi argomenti per continuare a giustificare la fuoruscita dal lavoro delle donne statali (quasi tutte occupate dietro una scrivania o una cattedra) cinque anni prima degli uomini? […] c’è un argomento chiave, a cui fa riferimento l’inflessibile commissaria Reding, che va considerato: perché le donne devono essere discriminate anche nella previdenza? E poi siamo proprio sicuri che tutte le donne siano felici di smettere di lavorare prima degli uomini, soprattutto nel pubblico impiego? Infatti, il problema dei servizi carenti vale prevalentemente per le donne giovani che decidono di diventare madri, ma quando si arriva a 60 anni, già nonne e comunque più libere da impegni familiari (i figli sono adulti, spesso già sposati con prole) rischiano di annoiarsi e spesso si limitano ad accompagnare i nipotini a scuola o prendersi cura degli anziani.

Questa visione delle cose non poteva che appartenere a un uomo: le donne possono essere discriminate in tutto, fuorchè nella previdenza. Possono percepire stipendi più bassi e sottoporsi a stress per seguire adeguatamente la famiglia e la professione, dividendosi tra le camicie da stirare, i bambini da accompagnare, e i doveri professionali (che ovviamente sono quelli di chi sta dietro una cattedra o una scrivania, come se queste fossero automaticamente professioni “riposanti”), ma almeno potranno dire a testa alta di non essere discriminate nella previdenza.

Ma certo, dobbiamo lasciare le donne al lavoro per non farle annoiare, poverine… Al posto loro, ci saranno anche molti servizi sociali per assistere i nipotini e gli anziani, di cui di solito si occupano le nonne. E purtroppo dovranno chiudere i numerosi circoli di bridge che riuniscono le pensionate troppo giovani e annoiate.

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