Lungimiranza, parola desueta, fuori moda, a cui continuo ad essere affezionata: penso che sia, insieme a “Responsabilità”, quella che sta in cima alla graduatoria delle parole per me importanti.

Cosa significa, in termini di lungimiranza, tagliare i fondi e gli investimenti in scuola, cultura, informazione e formazione? Significa condannare un Paese a un regresso profondo e consegnare la democrazia all’oblio, semplicemente in funzione del fatto che le redini del potere resterebbero in mano alle stesse classi dirigenti: il sogno di qualunque dittatorello è quello di poter trarre lucro e profitto dallo sfruttamento di una massa acritica e priva di opinioni personali, facilmente suggestionabile e ancor più facilmente manovrabile.

In termini di lungimiranza, l’attuale andazzo – basato su clientele e nepotismi piuttosto che su meriti e competenze  – è destinato a paralizzare lo sviluppo del Paese e anzi a spingerlo sempre più indietro: non solo perchè un Paese privo di persone adeguatamente istruite non può progredire in tecnologie, benessere, qualità di vita, ma perchè un popolo di persone ignoranti e incompetenti che si inseriscono nel tessuto produttivo della società non può causare altro che devastazione. Cosa altro potrebbe derivare, per esempio, da un insegnante che non sa ciò che insegna, da un medico che si è laureato a forza di raccomandazioni o da chi ricopre ruoli dirigenziali solo perchè figlio, nipote o amante di chi conta? Il danno sociale, la lacerazione del tessuto sociale, è semplicemente incalcolabile.

In proposito ho trovato in Rete un sondaggio un po’ datato di cui è impossibile riportare la fonte: ho fatto delle ricerche approfondite, ma non sono riuscita a recuperarla.  Ho trovato solo una vecchia pagina del Corriere della Sera, un documento sul sito dell’AgCom e questo video.

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