Seppure c’è una sola speranza, scrisse Winston, si trova tra i prolet. Se pure c’era una sola speranza, doveva trovarsi tra i prolet, perchè solo fra essi, in quelle masse disprezzate, stipate in alveari (e che formavano, si badi, l’85 per cento della popolazione di Oceania) poteva generarsi la forza di distruggere il Partito. Il Partito non si poteva rovesciare da dentro. I suoi nemici, se pure ne aveva, non potevano trovare il modo di riunirsi, e nemmeno quello di riconoscersi.

[…]

Ma i prolet, se soltanto fossero riusciti a rendersi conto di quale era effettivamente la loro potenza, non avrebbero avuto bisogno di cospirare. Avevano soltanto bisogno di levarsi e di scuotersi, proprio come un cavallo che si scuote di dosso le mosche.

[…]

Scrisse:

Fino a che non diventeranno coscienti del loro potere, non saranno mai capaci di ribellarsi, e fino a che non si saranno liberati, non diventeranno mai coscienti del loro potere.

[…]

In realtà si conosceva assai poco dei prolet. Non era necessario sapere molto. Fino a che continuavano a lavorare e a generare, il resto delle loro attività non contava gran che.

[…]

Il pesante lavoro manuale, la cura della casa e dei bambini, le liti coi vicini, il cinema, il football, la birra, e soprattutto il gioco completavano l’orizzonte dei loro cervelli. Mantenere uno stretto controllo su di loro era facilissimo.

George Orwell, 1984, Mondadori – Capitolo 7

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