Mentre siamo continuamente distratti e assordati dal ritornello della riforma sul presidenzialismo, gridato e ripetuto da tutte le prime pagine, in sordina si punta a fare riforme di sostanza, di quelle che cambiano davvero la qualità della vita di migliaia di persone e che per questo devono essere accuratamente offuscate e sussurrate, quando non addirittura taciute.

Mi riferisco alla riforma della scuola proposta da Valentina Aprea (che la insegue già da molto tempo) in micidiale abbinamento – o forse in alternativa – con quella proposta dalla Lega, nella persona della senatrice Goisis.

I punti principali riguardano la revisione dello stato giuridico degli insegnanti, le forme di reclutamento (anche con concorsi banditi dalle singole scuole), la trasformazione delle scuole in fondazioni con un consiglio di amministrazione invece degli attuali organi collegiali, l’istituzione di albi regionali per gli insegnanti.

Dopo la dismissione del carrozzone “scuola pubblica” potrebbe toccare agli ospedali. Ma con le parole di Giorgio Bocca (intervista rilasciata a  Silvia Truzzi de Il Fatto Quotidiano, 9 aprile 2010):

[…] sono rassegnato. La marcia verso la democrazia autoritaria è inarrestabile. Il motivo è semplice: gli italiani continuano a votare per Berlusconi. Lui sta facendo di tutto per cambiare il nostro ordinamento, ma i cittadini lo aiutano, e molto, con il voto. […]

Quando un Paese intero è disposto a rinunciare alla democrazia, c’è poco da fare. […]

Rischiamo di diventare una Repubblica sudamericana – come già in parte siamo – dove tutti rubano e l’unico interesse dei politici è fare soldi. […]

Gli ultimi risultati elettorali dicono che gli italiani vogliono una democrazia autoritaria. […]

Abbiamo quello che ci meritiamo?
È evidente. Si poteva votare contro.

C’è stata un’astensione significativa.
Se vogliamo consolarci, consoliamoci così.

Qui nessuno si fa sentire, nemmeno i tanto osannati intellettuali liberali.
La corruzione morale è stata fortissima, anche se non ce ne accorgiamo. Tutti stanno abbastanza bene. L’interesse per la politica è diventato minore. E questa dittatura morbida che non ti manda in prigione è sopportabile.

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