Un antico detto Zen recita:

Prima di raggiungere l’illuminazione,
le montagne sono montagne, i fiumi sono fiumi.
Al momento dell’illuminazione,
le montagne non sono più montagne, i fiumi non sono più fiumi.
Ma dopo aver raggiunto l’illuminazione,
le montagne sono montagne, i fiumi sono fiumi.

Prescindendo dall’illuminazione, mi sembra una metafora che si attaglia perfettamente all’evoluzione che facciamo nel cammino della nostra vita. Per esempio, in una data fase o età vediamo le cose in un modo molto diverso da quello di altre fasi o età.

Prima vediamo l’apparenza di qualcosa, poi (magari molto tempo dopo) riusciamo a vederne anche la sostanza. Da adolescenti contestiamo e critichiamo i nostri genitori, prendiamo una via di fuga da ciò che nelle loro idee o comportamenti non ci piace o non condividiamo, giuriamo a noi stessi che mai e poi mai saremo e agiremo come loro, poi all’improvviso riscopriamo quelle identiche cose nella loro sostanza e le abbracciamo.

Tutto questo può sembrare di una banalità sconcertante, ma secondo me l’esperienza del processo – vedere le montagne, negare le montagne, riscoprire le montagne –  non ha nulla di banale ed è una modalità di base per la costruzione dell’esperienza di vita.

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