Non è che mi sia stancata di commentare i fatti recenti, le opinioni, la politica e l’attualità: è che ciò che accade, quello che leggo e ciò che vedo o sento (anche in TV) va avanti a una velocità superiore a quella con cui riesco a esprimere la mia indignazione, e riesce perciò ad ammutolirmi.  Non è nello spirito di questo blog spendere fiumi di parole su ogni singolo evento: come si fa per esempio a commentare brevemente la decisione della Gelmini sul tetto massimo di immigrati nelle scuole, proprio mentre il razzismo sembra dilagare senza freni?

Sorge il dubbio che abbia ragione Martin Kettle sul Guardian (tradotto qui), quando dice che

L’Italia non è mai stata quel paradiso liberale di cui si illudono qualche volta i progressisti europei. In realtà è un Paese in cui c’è una maggioranza di destra. È molto più corrotto, depravato, razzista e anarchico di quanto i turisti di classe media, pieni di fantasie ispirate da EM Forster e che vedono solo quello che vogliono vedere, possano immaginare.

Se avesse ragione, bisognerebbe anche chiedersi come sia stato possibile arrivare a questo risultato, e lascio volutamente fuori da questo discorso ogni possibile riferimento a souvenir volanti, odio, amore e trovate del genere.

Come commentare l’elargizione di milioni di euro a una città come Palermo, considerata “Comune virtuoso”, mentre posso vedere montagne di rifiuti a ogni angolo di strada? Mentre so di pagare tasse comunali tra le più alte d’Italia, che dovrebbero servire a finanziare servizi per i cittadini, per ottenere in cambio trasporti urbani inefficienti, strade dissestate e allagate ad ogni pioggia, verde pubblico abbandonato e palme uccise dal famigerato punteruolo rosso?

E come commentare la vicenda dell’assessore Pier Carmelo Russo, che rinuncia all’indennità da assessore per accontentarsi della pensione, cioè di “appena” 6.400 euro al mese? Se vogliamo fare i conti della serva, in un anno il sig. Russo percepisce 76.800 euro; in dieci anni, saranno 768.000 euro, cioè circa 1.486.848.000 di vecchie lire. Sta andando in pensione a 47 anni, sfruttando una legge regionale che gli consente di farlo, per assistere il padre anziano: forse come assessore potrà assisterlo più amorevolmente, perfino rinunciando (bontà sua) a un po’ di spiccioli in più. Chissà cosa ne pensa il padre.

Ogni notizia sembra sempre più uno schiaffo alla dignità dei cittadini, che però sembrano sempre più sotto l’effetto del pifferaio magico. Quando si sveglieranno, allora saranno dolori.

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