Per puro caso mi sono imbattuta in un brano di Pasquale Villari, tratto dal suo “Di chi è la colpa?”, un articolo del 1866, dopo le sconfitte di Custoza e Lissa:

La guerra è cessata, e noi abbiamo ottenuto la Venezia, ma niuno è contento.

[…]

Di chi è la colpa?

La colpa, si risponde, è del sistema, che ci ha governati finora; sono gli uomini, che hanno sempre tenuto il mestolo in mano.
Ma come mai l’ Italia si è lasciata così lungamente governare da tali uomini?  Il governo fu sostenuto dai deputati, questi furono eletti dal paese.
Sì, ma le nostre moltitudini sono ignoranti, la pubblica opinione non ha indirizzo; e noi manchiamo di uomini.
Allora, voi siete scontenti dei generali, dei ministri, dei deputati, degli impiegati, e per giunta anche del paese. E allora, è giusto accumulare le responsabilità dei nostri mali, tutte sul capo di due tre uomini, che potrebbero essere facilmente rimossi, per chiuder poi gli occhi a quegli errori, assai più pericolosi e più difficili a rimediarsi, perchè furono gli errori di tutto il paese?

[…]

Il primo passo è quello di mettere noi stessi a nudo le nostre piaghe, e distruggere le illusioni e i pregiudizi nazionali. Se voi pigliate ad uno ad uno tutti i rami della civiltà umana, niuno vi pone in dubbio che le scienze, le lettere, l’industria, il commercio, l’struzione, la disciplina, l’energia del lavoro siano in Italia assai inferiori a quel che sono in tutte le altre Nazioni civili. Ma quando si viene a tirare la somma, vi è sempre una certa cosa, per cui vogliamo persuaderci di essere superiori agli altri. Ebbene questa certa cosa o non c’è, o bisogna dimostrarla coi fatti.

V’è nel seno della Nazione stessa un nemico più potente dell’Austria; ed è la nostra colossale ignoranza, sono le moltitudini analfabete, i burocratici-macchina, i professori ignoranti, i politici bambini, i diplomatici impossibili, i generali incapaci, l’operaio inesperto, l’agricoltore patriarcale, e la rettorica che ci rode le ossa.

Vi è in Italia un gran colpevole: e quest’uno siamo tutti noi.

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