Ho l’impressione che il significato di questa parola sia andato perduto.

Lungimirante è chi sa valutare le conseguenze a lungo termine di una data azione, propria o altrui. Basterebbe esercitare la lungimiranza per comprendere alcuni fatti che invece sembrano essere negati fino alla cecità sociale: per esempio, il pianeta Terra è limitato, quindi non è possibile sostenere una crescita esponenziale illimitata. Altrimenti, è come pretendere di ospitare 10.000 persone in un albergo con 1.000 posti disponibili, o peggio, di voler sfamare diecimila persone con cibo sufficiente solo per mille.

Basterebbe un po’ di lungimiranza, la capacità di valutare gli effetti a lungo termine, la capacità di vedere la gallina di domani e non solo l’uovo di oggi, per rendersi conto che se si continua a creare plastica indistruttibile e a buttarla nel mondo, non ci sarà più un mondo abitabile. Se non si è in grado di assumersi la responsabilità del futuro, se si è capaci solo di guardare il proprio interesse immediato, senza riguardo a ciò che si lascia alle future generazioni, non si avranno scrupoli nel devastare l’esistente e nell’appropriarsene in modo rapace.

La lungimiranza è la grande assente dalla scena sociale contemporanea: sembra che ci si debba trasformare tutti in cicale, con tanti saluti alle formiche, stupide creature all’antica che non sanno godersi il carpe diem. Non c’è lungimiranza in politica, nè in economia, nè in altri settori critici della società: a volte penso che questo risponda a un disegno che solo la storia potrà disvelare, con la saggezza della distanza nel tempo; altre volte mi chiedo se veramente potremo dire a figli e nipoti che abbiamo cantato, e ora a loro tocca ballare.

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