Orwell coniò il termine bispensiero, nel suo 1984, per indicare la capacità di accettare un’idea e contemporaneamente un’idea opposta, senza lasciarsi turbare dalla contraddizione tra le due.

Sembra un’acrobazia mentale che, anche a leggere il libro di Orwell, può essere frutto solo di un esercizio assiduo e diligente: ma in realtà la mia impressione è che in Italia il bispensiero sia già una realtà consolidata. A sostegno di questa ipotesi racconto una storia che è assolutamente vera, e che espongo in forma di dialogo.

“Ciao, allora tuo figlio finalmente ha trovato lavoro, presso lo studio del dott. X?”

“Eh ci ha lavorato un po’, ma poi ha deciso di andarsene… L’ho anche spinto io, perchè il dott. X non aveva alcuna intenzione di metterlo in regola, sai!” [in tono scandalizzato]

“In effetti… E poi dimmi, come è finita, hai trovato la colf che cercavi?”

“Sì, sì, e va molto bene, la pago tot euro l’ora, ma non la metto in regola, cosa faccio, mi faccio fregare anche ‘sti soldi dallo Stato, che già pago un sacco di tasse?”

Annuisco con un sorriso stereotipato e penso che sì, il bispensiero è tutto italiano, e Orwell non aveva capito nulla.

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