Il ministro Gelmini ha annunciato, con grande risonanza in TV e sui giornali, la rivoluzione che sta preparando per l’accesso alla professione di insegnante. Quello che non dice nessuno, ovviamente, è che questa “rivoluzione” equivale a quella della scoperta dell’acqua calda, e che tutto il risalto dato alla notizia è puramente strumentale all’immagine del governo (altrimenti, può dare l’impressione che il ministro non sappia di cosa sta parlando).

Chi non vive direttamente all’interno del mondo della scuola o dell’università, infatti, non sa che tutto quanto annunciato come grossa novità è roba vecchia. La formazione universitaria degli insegnanti di scuola primaria e materna risale al 1998, anno in cui si istituirono i corsi di laurea in Scienze della Formazione Primaria, di durata quadriennale; in effetti questi vengono ora modificati in quinquennali. Le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario post-universitarie (SSIS) per la formazione degli insegnanti di scuola media e superiore erano state istituite nello stesso anno, e soppresse prima dell’avvio dell’anno accademico 2008/2009, quindi la loro scomparsa non è una novità.

Dietro tutto ciò c’è la bozza di riforma targata Aprea, che circola già da molto tempo. Va letta con attenzione, anche se lunga, per capire quali orizzonti sono previsti per la scuola pubblica italiana (una sintesi è qui). Tutta la rivoluzione promessa è quella contenuta nella bozza di riforma sulla formazione universitaria degli insegnanti di ogni ordine di scuola, firmata dal prof. Israel: questa bozza è in circolazione dall’estate del 2008 e la sua approvazione era prevista per il mese di giugno del 2009, ma pare che le perplessità suscitate in Presidi di Facoltà e Rettori siano state tali da bloccarne l’iter. Ora vediamo annunciata in TV dal ministro Gelmini la sua applicazione, come “cosa fatta”, ignorando la Conferenza dei Presidi e le criticità che aveva evidenziato.

Per saperne di più sul prof. Israel si può leggere questa intervista illuminante e vedere il video di risposta del prof. Bocci, sul link qui sotto.

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