Ha fatto scalpore a Grosseto il caso della maestra licenziata dalla scuola paritaria in cui insegnava, perchè si sposa. A prima vista colpisce che un Istituto di religiose mandi via un’insegnante che si lega a un compagno nel sacro vincolo del matrimonio, ma a mio modo di vedere la questione è molto più prosaica.

Se una donna si sposa, perfino per la Chiesa Cattolica è legittimata ad assumere il sacro compito di madre: sai quanto ti costa una maestra in gravidanza? Dovrà per legge assentarsi dal lavoro, poi avrà per legge una tutela per prendersi cura del suo bambino fino a 3 anni. Sempre per legge dovrà continuare a percepire il suo stipendio, ma dovrai pagare anche la supplente! Due stipendi per un posto di maestra, ecco cosa non va giù alle pie religiose del Sant’Anna di Grosseto.

Quello che dovrebbe preoccupare, in questo “caso” balzato agli onori della cronaca, è lo strapotere delle scuole paritarie, rese tali dal ministro Moratti con la sua famosa riforma della scuola. Scuole che sulla carta offrono gli stessi servizi e le stesse tutele delle scuole pubbliche (altrimenti non potrebbero essere qualificate come “paritarie”) ma che in realtà sfruttano in modo selvaggio le persone che ci lavorano. Precariato garantito, stipendi miseri, orari di lavoro massacranti, ecco cosa offrono le “paritarie” a chi ci lavora, per tacere degli stipendi in nero.

Gli insegnanti non si ribellano? Non denunciano? Una volta una ragazza rispose a queste mie domande: “Uno ci va perchè fa punteggio per le graduatorie delle scuole pubbliche. Se mi ribello e me ne vado, che cosa ottengo? Dietro la loro porta c’è la fila di gente che ha bisogno di lavorare: anche per 500 euro al mese e 10 ore di lavoro al giorno”.

Nella vicenda della maestra licenziata è intervenuto il vescovo: “è stato tutto un equivoco”. Vale a dire, mettiamoci una pietra sopra, anche perchè nel frattempo la scuola ha già assunto un’altra maestra. Siamo già alle guerre tra poveri, temo.

Annunci