Mons. Fisichella (presidente della Pontificia Accademia della vita), nel suo editoriale sull’Osservatore Romano ha scritto:

L’applicazione della pillola Ru486 a tecnica abortiva è stata una via di ripiego per recuperare i capitali investiti dopo la verifica del fallimento per la sperimentazione che era stata prefissata.

Mi chiedo su quali fatti, fonti e prove basi questa affermazione, perchè non lo dice. Inoltre continua:

Che il ricorso all’uso di questa pillola sia meno traumatico che sottoporsi all’operazione è tutto da dimostrare. Il primo trauma nasce nel momento in cui non si vuole accettare la gravidanza ed è proprio qui che si deve intervenire per aiutare la donna a comprendere il valore della vita nascente.

Vorrei chiedere al Monsignore: se le dicessero che un Suo eventuale problema di salute può essere risolto attraverso un intervento chirurgico OPPURE attraverso una pillola, Lei quale sceglierebbe? Non c’è niente da dimostrare in merito, tuttavia si evince facilmente quale concetto della donna Lei abbia: la “suddita disobbediente” deve almeno pagare col sangue. Quanto al “valore della vita nascente”, Le ricordo che Lei non avrebbe nemmeno consentito l’aborto alla bambina brasiliana di nove anni incinta di due gemelli.

La Chiesa non può mai assistere in maniera passiva a quanto avviene nella società.

Probabilmente ha dimenticato di aggiungere “italiana”: non mi risulta che ci sia una tale ingerenza della Chiesa nella società di altri Stati sovrani. L’Italia però non è ancora una Repubblica confessionale, e spero mai lo diverrà.

[…] dinnanzi alla superficialità che spesso incombe permane immutato l’impegno per la formazione, così da cogliere giorno dopo giorno l’impegno per vivere la sessualità, l’affettività e l’amore con gioia e non con preoccupazione, ansia e angoscia.

Su questo sono d’accordo, purchè sia rispettato un presupposto: la libertà di coscienza di ciascuno, senza imporre un credo anche a chi non lo condivide. Nessuno può obbligare una donna ad assumere la RU486, se non vuole, come nessuno può obbligarla ad abortire chirurgicamente, se non vuole. Invece una norma antiabortista obbliga tutte le donne a rispettarla, anche se non condividono i presupposti etici o religiosi che fondano la norma. Il risultato è quello del Nicaragua, oppure il ritorno in grande stile degli aborti clandestini e delle morti conseguenti.

Meno male che ci sono anche sacerdoti di ben altro stampo.

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