Parto da queste enunciazioni che mostrano l’opinione che Berlusconi ha degli Italiani:

La media degli Italiani è un ragazzo di seconda media che nemmeno siede al primo banco… È a loro che devo parlare. (dal Corriere della sera, 10 dicembre 2004)

Il cliente, il pubblico, è un bambino di undici anni, neppure tanto intelligente. (citato in Curzio Maltese, Come ti sei ridotto, Feltrinelli, Milano 2006)

Forse, se la gente lo sapesse o se lo ricordasse, il brillante sorriso che il Premier spesso sfodera potrebbe sembrare più di scherno che amichevole. Ma non è questo l’aspetto che mi interessa sottolineare: piuttosto, preferisco collegare queste due “lusinghiere” affermazioni con qualche altra osservazione. La prima riguarda il linguaggio usato dalla televisione. Sembra che stiano davvero parlando con dei bambini: che si tratti di pubblicità, di telegiornali, di “rubriche di approfondimento” – fatte le debite eccezioni – è facile notare come i concetti vengano semplificati e come le parole usate siano vaghe, elementari, superficiali. Il nesso con un articolo del Guardian della settimana scorsa è quasi scontato, perciò la seconda osservazione riguarda un articolo di Luca Ricolfi su La Stampa.it del 23 luglio scorso, “La scuola ha smesso di insegnare“.

Le reazioni all’articolo sono state più o meno prevedibili, con le solite indignazioni e i soliti distinguo accanto alle solite invettive, ma io condivido in gran parte il punto di vista di Ricolfi, soprattutto per quel che riguarda gli “effetti visibili”, vale a dire

[…] La realtà è che la maggior parte dei giovani che escono dalla scuola e dall’università è sostanzialmente priva delle più elementari conoscenze e capacità che un tempo scuola e università fornivano.
Non hanno perso solo la capacità di esprimersi correttamente per iscritto. Hanno perso l’arte della parola, ovvero la capacità di fare un discorso articolato, comprensibile, che accresca le conoscenze di chi ascolta. […]

Personalmente posso constatare questa realtà tutti i giorni, la posso testimoniare in prima persona. Sicuramente non si può generalizzare, ma sono convinta che ci sia un collegamento fondamentale tra “l’arte della parola” e il pensiero, e per questo motivo intravedo una relazione tra le opinioni di Berlusconi citate prima, e lo sconfortante quadro della disinformazione e dell’ignoranza.

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