Tema attuale, quello dei soldi. Non intendo entrare nel coro del discorso sulla crisi, sull’ottimismo in merito, sulle cifre in su o in giù, sulle verità o le menzogne sull’argomento: sarebbe facile citare anche un solo articolo di stampa straniera per farsi un’idea della situazione.

Mi interessa invece discutere in particolare di tasse. Ho sentito al TG 2 che in Italia, il 50% circa dei redditi dichiarati si attesta intorno a 17.000 euro: così ho cercato la fonte, scoprendo che il reddito complessivo medio è di 18.892 euro e che:

La distribuzione dei contribuenti per classi di reddito mostra che la metà di essi dichiara non oltre 15.000 Euro, si arriva all’80% se si considerano i contribuenti che dichiarano non oltre 26.000 Euro; la classe con un maggior numero di contribuenti è quella di coloro che dichiarano redditi tra i 15.000 e i 20.000 Euro; meno dello 0,2% dichiara oltre 200.000 Euro annui.

Rincara la dose, tornando sul tema, anche il Corriere del 13 luglio 2009, che oggi affronta di nuovo l’argomento, anche con un commento di Sergio Rizzo. L’aspetto che mi ha colpito di più, comunque, è quel “50%“, che a pensarci fa tremare, perchè implica che sia l’altra metà a tirare la carretta (escludendo quello 0,2% di ricchissimi con redditi oltre 200.000 euro annui): l’altro 50% che viene dal mondo del lavoro dipendente, tassato all’origine; dall’imprenditoria onesta; dal lavoro autonomo altrettanto onesto. In questo panorama, sentir parlare di scudo fiscale fa semplicemente accapponare la pelle (e se ascoltiamo le risposte di Tremonti a un giornalista straniero, si accappona ancor di più).

Il sistema fiscale in Italia non funziona, e quindi è ingiusto e iniquo: su questo tutti sono d’accordo, e si esce dalle polemiche che nascono sempre quando si parla di tasse non pagate. I controlli incrociati tra redditi dichiarati e patrimonio non vengono fatti, eppure sarebbe facile, nell’era informatica, cercare le relazioni tra i dati. Penso che una qualsiasi persona in grado di amministrare una famiglia saprebbe gestire l’economia italiana meglio di tanti economisti cervelloni.

Non ci sono controlli che bastino, quando il parrucchiere mi fa pagare 50 euro, mi fa una ricevuta da 25 e a me rimane la scelta tra dirglielo (e cambiare parrucchiere) o fare finta di nulla. O quando il barista mi guarda storto se chiedo lo scontrino per il caffè. O quando il professionista di turno (dall’idraulico al medico) mi dice che se pago senza ricevuta mi fa uno sconto. Personalmente non capisco niente di economia e finanza, ma so quando i soldi che ho non mi permettono di fare qualcosa che invece vorrei fare, e finora ho avuto la fortuna di non indebitarmi, anche quando, negli anni 2001 – 2007, si spingeva la gente in questa direzione.

L’unica strada per me praticabile è quella della semplificazione. Basterebbe dire agli Italiani: “da oggi, potrai portare in detrazione dalla tua dichiarazione dei redditi tutto ciò che compri: dai generi alimentari all’abbigliamento, compresi il parrucchiere e il caffè al bar”. Allora sì che tutti chiederebbero la ricevuta, sollevati legalmente dal sentirsi un vampiro verso l’amico barista o parrucchiere, legittimati a imporre anche agli altri l’onestà civile e non solo a se stessi. L’elusione e l’evasione svanirebbero come neve al sole, e non per magia.

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