Forse succede in tutto il mondo, non lo so: posso parlare solo della realtà che ho vicino, a portata di mano. Una realtà in cui, come nei set dei vecchi film, esiste una facciata e una realtà vera. Un mondo in cui, dietro le quinte, c’è il vuoto, il nulla, oppure il marcio, che sa come occupare gli spazi liberi.

Abbiamo un Paese a due facce: una è la parte visibile, quella presentabile e patinata, quella della Costituzione, delle Istituzioni, del carattere cordiale della gente, delle bellezze naturali e artistiche, e via dicendo. Il lato oscuro della luna è nascosto, sommerso, ma ben presente a tutti coloro che “sanno come va il mondo”: è la parte della prassi, dello squallore, a volte della criminalità, molto più facilmente del comodo “lo fanno tutti”.

Si può dire che somiglia a una pubblicità ingannevole: quando nei dépliant dell’agenzia turistica ti fanno vedere una meta da sogno, ma poi, una volta sul posto, ti accorgi che è una stamberga e nulla funziona. Il problema è che in questo caso, a essere ingannato non è un turista per caso, ma un giovane cittadino italiano, a cui a scuola e a casa hanno detto che l’Italia è in un certo modo, ma poi, quando arriva il suo turno di entrarci attivamente, scopre che invece è tutta un’altra cosa. E non sto parlando di me, che di anni ne ho circa cinquanta: sto parlando della micidiale trappola che quotidianamente è tesa a tutti i ragazzi italiani.

Per anni, a scuola e a casa, i ragazzi si sentono ripetere che devono impegnarsi, che questo è l’unico modo per riuscire nella vita, che il merito è premiato e che in una democrazia, come nel sogno americano, ognuno può farsi da sè se ha la stoffa e le carte in regola, oltre a una buona dose di grinta. Li si induce a credere in se stessi e nella generale bontà – onestà del sistema, si dice loro che con una laurea in mano conquisteranno il mondo, e loro si fidano di insegnanti, genitori, istituzioni. Poi devono passare dalla teoria alla pratica, e i sogni finiscono, perchè il sistema non è nè buono nè onesto, non premia il merito, incita al clientelismo, al baronato e all’aiuto degli amici degli amici. Non è una cosa che penso solo io: lo dicono anche Floris, Boeri, Perotti e chissà quanti altri.

La speranza riposa sul fatto che, anche se il sistema non va, le giovani persone che vi si affacciano invece vanno benissimo, hanno le idee chiare e solidi principi interiori, e quindi hanno ciò che serve per smantellare il sistema marcio e farne sorgere uno più degno e pulito.

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