La recente conversazione con Sendivogius sul suo  interessante e stimolante blog mi ha fatto tornare in mente ciò che Massimo Fini scriveva sul Fatto Quotidiano del 5 giugno scorso:

I partiti, che hanno trasformato la democrazia italiana in un sistema di oligarchie e di aristocrazie mascherate, diciamo pure: di mafie, sono i padroni del Paese. Oltre e al di là della Rai hanno occupato tutte le Istituzioni dello Stato, presidenza della Repubblica, presidenza del Consiglio, governo, le amministrazioni regionali, provinciali, comunali, parte del Csm, le aziende parastatali, le Spa comunali, gli ospedali, le Asl, le banche, gli ex Iacp, gli enti culturali, le aziende di soggiorno, le terme, i porti, gli acquedotti, i teatri, i conservatori, le mostre e anche vaste fette delle professioni. Il “sistema Mastella” e i recenti scandali ci dicono che in Italia non si può fare nemmeno il chirurgo o l’architetto senza baciare la babuccia del boss di turno o di zona.

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L’indifferenza acquiescente con cui mi sembra che la maggior parte degli italiani reagisca a questo comportamento da virus che si propaga senza controllo, infettando e depredando ogni ambiente in cui giunge, mi porta a chiedermi se stiamo riuscendo a dare realizzazione al paradosso della tolleranza descritto da K. Popper, di cui ho trovato una citazione in Rete:

Il cosiddetto paradosso della libertà è l’argomento per cui la libertà, nel senso dell’assenza di qualsiasi controllo restrittivo, deve portare a un’enorme restrizione perché rende i prepotenti liberi di schiavizzare i mansueti. [...]

Meno noto, invece, è il paradosso della tolleranza: la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. In questa formulazione, io non implico, per esempio, che si debbano sempre sopprimere le manifestazioni delle filosofie intolleranti [...]. Ma dobbiamo proclamare il diritto di sopprimerle, se necessario, anche con la forza; perché può facilmente avvenire che esse non siano disposte a incontrarci a livello dell’argomentazione razionale, ma pretendano ripudiare ogni argomentazione; esse possono vietare ai loro seguaci di prestare ascolto all’argomentazione razionale, perché considerata ingannevole, e invitarli a rispondere agli argomenti con l’uso della violenza. Dovremmo quindi proclamare, in nome della tolleranza, il diritto di non tollerare gli intolleranti.

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Forse è per eccesso di tolleranza che riusciamo a sopportare ancora la situazione attuale, il dilagare dei partiti, della corruzione, del mal governo, degli atteggiamenti razzisti, omofobi e xenofobi, delle mafie imperanti e via discorrendo… Ma se così fosse, e se Popper avesse ragione, mal ce ne incorrerà.


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